Storia di un Percorso, la formazione della manodopera

Posted by on lug 28, 2014 in consigliutili | Commenti disabilitati

Modificare ogni  tipo di abitudine è sempre un processo faticoso, anche se i risultati poi sono obiettivamente migliori  in termini di efficacia ed efficienza. Questo chiaramente vale anche nel cleaning professionale per quanto concerne il metodo di lavoro.

Anche se è noto che ciò che incide maggiormente in questo settore è il costo della manodopera, aggravato dal grande turnover che complica certamente i percorsi di formazione, non è facile fare accettare un nuovo modo di svolgere le operazioni di pulizia. Anche se lo scopo è migliorare le prestazioni, utilizzando un metodo che va anche a vantaggio dell’operatore in termini di minore tempo e minore fatica.

RocketClean trova sempre efficace iniziare ogni percorso formativo osservando il personale che svolge il lavoro di pulizia come ha sempre fatto, realizzando delle videoriprese e quindi metterle a confronto con le stesse riprese effettuate ‘dopo’ la formazione.

Prima della formazione

Vi sono molti passaggi che dimostrano come il lavoro venga svolto senza seguire una metodologia precisa. L’operatrice avanza in un corridoio – dallo spazio limitato – addirittura con due carrelli, carichi di materiale, compreso il ‘mocio’, attrezzo che dovrebbe andare in pensione, perché ‘spalma’ lo sporco invece di rimuoverlo (e sono le prove con il bioluminometro che lo dimostrano).

A parte la difficoltà di trasporto materiali – e dell’immagine di poca professionalità che ne deriva – quando l’operatrice entra nella camera inizia un lavoro estremamente faticoso: si china sotto il letto, passa da un tipo di operazione a un’altra… sommando fatica e movimenti inutili. Il metodo utilizzato, se possiamo chiamarlo metodo, non si compone di movimenti fluidi, il lavoro procede a scatti, senza sequenzialità. L’impressione non è quella di un operatore specializzato, ma di una casalinga che pulisce un ambiente. E ciò che in campo domestico potrebbe funzionare, visto che si devono soddisfare solo le proprie esigenze di igiene e pulizia, non vale per chi del cleaning ha fatto la sua professione.

Nella seconda parte dei filmato, sempre prima della formazione, si nota anche qui un carrello di servizio che più che un carrello pare un carrettino siciliano, pittoresco e ricco di ammenicoli vari!

C’è anche un altro punto importante su cui soffermarsi: il prodotto chimico viene utilizzato, sì, ma in maniera impropria: non gli viene lasciato il tempo di agire (ricordate il Cerchio di Sinner?), viene subito rimosso, neutralizzando quindi la sua efficacia.

Anche in questo caso, inoltre, si può notare la grande quantità di movimenti che vengono effettuati…Il sistema usato è quello cosiddetto ‘a zona’, in cui ogni persona compie tutte le operazioni di pulizia: così, per ogni piano, sono impegnate tre persone – ognuna dotata di un carrello ingombro – che creano un indubbio disagio negli spazi comuni.

Dopo la formazione

Ora parliamo di un altro sistema, il cosiddetto ‘sistema Toyota’, che prevede una serie di operazioni in sequenza:

a) svuoto, sanificazione e spazzamento;

b) lavaggio sanitari e spolvero arredi;

c) lavaggio pavimenti e ripristino.

In questo modo, si ottimizza il tempo di lavoro, gli interventi vengono eseguiti con scorrevolezza, il numero di passi (alcune volte, per provarlo, viene veramente utilizzato un contapassi che segnala in maniera obiettiva tutti i movimenti di chi pulisce!) è minore e, di conseguenza, anche la fatica. Inoltre, i movimenti sono eseguiti con fluidità, senza ripetizioni faticose e inutili.

Osservando il filmato effettuato ‘dopo’ la formazione, si può notare come il carrello di servizio si presenta in ordine, con prodotti e attrezzature al loro posto. L’operatrice entra nella camera in maniera corretta, utilizzando per lo spazzamento il sistema a scopa piatta con microfibra umida (il panno, lavato in lavatrice, viene lasciato umido), e lavora seguendo il percorso corretto, all’indietro – non come si verifica la maggior parte delle volte, in cui l’attrezzo viene ‘spinto’ davanti a sé – effettuando un movimento a ‘S’.

Lo sporco non aderente alla superficie del pavimento, viene rimosso poi con l’aiuto di un alzasporco (non di una paletta!).Anche per il lavaggio si utilizza lo stesso sistema arretrato, con l’apposita microfibra (ne viene usata una per il lavaggio della camera e un’altra per il bagno).

All’inizio abbiamo segnalato come sia difficile cambiare le proprie abitudini di lavoro, ma il processo di svolta può iniziare quando il risultato è evidente e i benefici – per gli operatori – altrettanto. È sempre necessario ricordare che ciò che fa la differenza è il fattore umano, che le persone devono essere motivate, convinte che il loro lavoro è essenziale per la salute e il benessere sociale, anche se il suo effettivo e reale valore non è ancora pienamente riconosciuto. La maggiore professionalità, una ‘specializzazione’ di cui essere orgogliosi, la consapevolezza di mettere a frutto un’esperienza elaborata in tanti anni da persone di valore sono tutti passi perché gli operatori siano in grado di lavorare meglio, ma anche pienamente convinti dell’importanza del proprio ruolo.